Chuck Berry

Chuck Berry

nato il 18.10.1926 a Saint Louis, MO, Stati Uniti d'America

morto il 18.3.2017 a St. Charles, MO, Stati Uniti d'America

Alias Charles Edward Anderson Berry

Links chuckberry.com (Inglese)

Chuck Berry

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera

Charles Edward Anderson "Chuck" Berry (Saint Louis, 18 ottobre 1926 – Saint Charles, 18 marzo 2017[1]) è stato un cantautore, chitarrista e compositore statunitense, in particolare di musica rock and roll.

Considerato uno dei padri del rock,[2][3] oltre a essere stato uno dei primi miti del rock and roll,[4] le sue canzoni furono tra le prime ad avere la chitarra come strumento principale.[5] Berry (autore e interprete delle sue canzoni) è stato anche il primo, utilizzando sempre toni semplici e ironici, a inserire nei suoi testi tematiche riguardanti gli adolescenti e la rivolta che stava interessando loro in quegli anni, quando i giovani cominciarono a ribellarsi agli ideali degli adulti quali la famiglia, il lavoro e la morale.[3]

Citato come fonte di ispirazione da più generazioni di chitarristi di diversi stili, la rivista Rolling Stone lo ha inserito al quinto posto nella lista dei 100 migliori artisti[6] e al settimo in quella dei 100 migliori chitarristi.[7] A Chuck Berry è attribuita anche la cosiddetta "Duck Walk" (o passo dell'anatra), caratteristica camminata eseguita mentre suona la chitarra e diventata suo tratto caratteristico.[8]

Biografia

Nato a Saint Louis nel Missouri, Berry da giovane aveva una forte tendenza a delinquere, tanto da aver passato diverso tempo in riformatorio a causa di una rapina. Raccomandato da Muddy Waters, Berry si presentò alla Chess Records con Maybellene: da qui ebbe inizio la sua carriera musicale. I suoi testi rappresentano il primo esempio di poesia rock e raccontano storie di adolescenti in cerca di libertà e divertimento. I suoi capolavori sono concentrati in un periodo di soli 3 anni, dal 1955 al 1958. Nel 1959 la sua carriera ha una brutta battuta d'arresto causata dalla condanna a 3 anni di prigione per aver introdotto illegalmente una minorenne negli Stati Uniti.

La sua carriera esplode quando, nel 1955, incide Maybellene, riadattamento di una sua vecchia composizione, Ida Red, frutto di quella magica commistione rhythm 'n' blues-country che costituisce la ricetta ideale per il prodotto finale, il rock 'n' roll: il successo è straordinario, ben oltre le aspettative e a questo ne seguiranno tanti altri: Roll Over Beethoven, Thirty Days, You Can't Catch Me, School Day, Johnny B. Goode, Rock and Roll Music. È stato inserito nella classifica dei "100 migliori artisti di sempre" secondo la rivista Rolling Stone, aggiudicandosi il quinto posto.[9]

Inizi e apprendistato con Johnnie Johnson (1926–54)

Berry nacque quartogenito in una famiglia composta da sei figli.[10] Crebbe nel quartiere di Saint Louis conosciuto come "The Ville", una zona in cui all'epoca abitava gente del ceto medio. Suo padre era un imprenditore e un diacono della locale chiesa battista. La sua posizione sociale abbastanza agiata diede a Berry la possibilità di coltivare la sua passione per la musica già in giovane età; riuscì a fare la sua prima esibizione pubblica nel 1941 quando ancora frequentava la Sumner High School.[11] Solo tre anni dopo, nel 1944, ancora studente, venne arrestato e incarcerato per rapina a mano armata dopo aver rapinato tre negozi di Kansas City e rubato un'auto insieme a un gruppo di amici.[12][13] A proposito di questo spiacevole episodio, lo stesso Berry nella sua autobiografia racconta che la sua macchina si ruppe e che quindi fermò un'auto che passava di lì e la rubò puntando al conducente una pistola scarica e non funzionante.[14][15] Berry venne immediatamente spedito al riformatorio di Algoa, nei pressi di Jefferson City, nel Missouri,[10] dove formò un quartetto vocale e si allenò facendo un po' di pugilato.[12]

Dopo essere uscito di prigione il giorno del suo 21º compleanno nel 1947, Berry sposò Themetta "Toddy" Suggs il 28 ottobre 1948; il 3 ottobre 1950 dal matrimonio nacque una figlia, Darlin Ingrid Berry.[16] Berry manteneva la famiglia arrangiandosi facendo diversi lavoretti a St. Louis, fra i quali operaio in due fabbriche d'auto, portinaio dello stabile dove abitava, estetista.[17] Nel 1950 la famiglia riuscì a comprarsi un appartamentino di tre stanze in Whittier Street,[18] che attualmente è stato dichiarato edificio storico.[19]

All'inizio degli anni cinquanta, Berry suonava con vari gruppi in diversi locali di St. Louis come secondo lavoro.[18] Suonava musica blues fin da quando era ragazzino, e ormai aveva sviluppato una certa abilità con la chitarra. Nel 1953 Berry iniziò ad esibirsi con il gruppo di Johnnie Johnson, dando inizio a una lunga collaborazione con il pianista.[20] Anche se la band suonava principalmente ballate blues, la musica più popolare presso i bianchi della zona era il country. Berry scrisse: «La curiosità mi portò a suonare molta di quella roba country al nostro pubblico in prevalenza fatto di neri, e la gente iniziò a chiedere in giro "chi fosse quell'hillbilly nero che suonava al Cosmo". Dopo che mi risero in faccia un paio di volte, iniziarono a chiedermi di suonare brani country perché erano ballabili.»[10]

Chess Records: Successo e guai giudiziari (1955–62)

Nel maggio 1955, dietro raccomandazione di Muddy Waters, Berry andò a Chicago per mettersi in contatto con Leonard Chess della Chess Records. Berry pensava infatti che il suo materiale blues potesse essere di interesse per la Chess, ma con sua grande sorpresa fu invece il vecchio classico country & western di Bob Wills, intitolato Ida Red, che Berry aveva registrato quasi per scherzo con il titolo Ida May a ottenere l'attenzione della Chess. Quindi il 21 maggio 1955 Berry incise un adattamento di Ida Red reintitolato Maybellene con la partecipazione di Johnnie Johnson al pianoforte, Jerome Green (dalla band di Bo Diddley) alle maracas, Jasper Thomas alla batteria e Willie Dixon al basso. Maybellene vendette quasi un milione di copie, raggiungendo il primo posto della classifica di Billboard riservata al Rhythm and Blues e la numero 5 nella classifica generale di vendite negli Stati Uniti.[10][21]

Alla fine di giugno 1956, un altro suo brano, Roll Over Beethoven, raggiunse la posizione numero 29 della Billboard Top 100, e Berry diventò di colpo una star. Lui e Carl Perkins diventarono amici e iniziarono ad andare in tour insieme. Perkins diceva che «Berry era un vero appassionato di musica country e che lo rispettava come compositore».[22]

Singoli di successo continuarono a uscire per tutto il 1957 e il 1959, e Berry ottenne circa una dozzina di piazzamenti in classifica, inclusi successi da top 10 U.S. come School Days, Rock and Roll Music, Sweet Little Sixteen e Johnny B. Goode.

Alla fine degli anni cinquanta, Berry era ormai un artista di ampio e consolidato successo internazionale. Ma nel dicembre 1959 fu improvvisamente arrestato per avere avuto rapporti sessuali con una ragazzina quattordicenne che lavorava in un locale di sua proprietà.[23] Ritenuto colpevole, venne condannato a scontare cinque anni di condanna in prigione e a una multa di 5.000 dollari.[24] Berry si appellò definendo la sentenza ingiusta e razzista,[25] e in un secondo processo nel 1961 ottenne una riduzione di pena a tre anni di reclusione.[26][27] Presto la sua popolarità cominciò a calare a causa dell'arresto, e le sue vicende giudiziarie incisero non poco sulla vendita dei suoi dischi.

Mercury Records (1963–69)

Quando Berry uscì di prigione nel 1963, riuscì a tornare nel giro del music business grazie all'interessamento che verso di lui stavano dimostrando i gruppi della cosiddetta British invasion come i Beatles e i Rolling Stones, che avevano in repertorio molte cover di suoi brani;[28][29] o come i Beach Boys che avevano basato il loro successo del 1963 Surfin' USA sulla sua Sweet Little Sixteen;[30] la reinterpretazione (non autorizzata) dei Beach Boys fu riconosciuta come plagio solo molti anni dopo con una multa di 1 milione di dollari a danno del gruppo. Tra il 1964 e il 1965 Berry pubblicò otto singoli, compresi No Particular Place to Go, You Never Can Tell, e Nadine[31] che riscossero un buon successo commerciale, anche se erano in prevalenza "riscritture" di suoi vecchi pezzi come School Days.[32] Dal 1966 al 1969 Berry pubblicò cinque album per la Mercury Records, incluso il suo primo disco dal vivo Live at Fillmore Auditorium, ma i dischi non ebbero dalla critica e dal pubblico il riscontro di un tempo.

Ritorno alla Chess: My Ding-a-Ling e concerto alla Casa Bianca (1970–79)

Chuck Berry fece ritorno alla Chess Records dal 1970 al 1973. Anche se il suo album del 1970 Back Home non generò nessun singolo di successo, nel 1972 la Chess pubblicò una nuova registrazione live del brano My Ding-a-Ling, canzone che Berry aveva originariamente registrato anni addietro nel suo LP del 1968 From St. Louie to Frisco con il titolo My Tambourine. Il brano, a sorpresa, divenne l'unico numero 1 in classifica, per due settimane, dell'artista, riscuotendo un enorme successo. Il secondo periodo di Berry alla Chess terminò con il disco Chuck Berry del 1975, dopo il quale non incise più nulla per circa tre anni fino a Rock It del 1979 uscito per l'etichetta Atco Records, che rimane il suo ultimo album di studio vero e proprio.[33]

Durante gli anni settanta, Berry fece molti concerti durante i quali riproponeva principalmente i suoi vecchi successi degli anni cinquanta. Su richiesta del presidente Jimmy Carter, Chuck Berry fu chiamato ad esibirsi anche alla Casa Bianca il 1º giugno 1979.[34]

Poco tempo dopo, Berry ebbe ancora problemi con la giustizia: venne infatti accusato di evasione fiscale per non avere pagato le tasse inerenti ai suoi compensi per i concerti. Avendo già due precedenti penali alle spalle, Berry si dichiarò colpevole di evasione fiscale e nel 1979 venne condannato a quattro mesi di prigione e a 1.000 ore di servizio civile, da scontarsi facendo concerti benefici.[35]

Ancora "on the road" (dal 1980 in poi)

Berry continuò a suonare dai 70 ai 100 concerti all'anno per tutti gli anni ottanta. Nel 1986 Taylor Hackford girò un documentario, intitolato Hail! Hail! Rock 'n' Roll, riguardante il concerto celebrativo organizzato da Keith Richards (grande fan di Berry) per celebrare il sessantesimo compleanno di Chuck Berry.[36] Al concerto parteciparono anche Eric Clapton, Etta James, Julian Lennon, Robert Cray e Linda Ronstadt, che apparvero tutti sul palco insieme a Berry interpretando i suoi brani più famosi.

A fine anni ottanta Berry comprò un ristorante a Wentzville, Missouri, il "The Southern Air",[37] e nel 1990 venne accusato da molte donne di aver installato una videocamera nei bagni delle signore per spiarle a loro insaputa. Berry si difese dichiarando che la telecamera era stata installata per controllare una sua dipendente sospettata di rubare nel ristorante. Nonostante la sua colpevolezza non venne mai accertata in tribunale, Berry optò per un risarcimento collettivo in via privata a 59 donne che gli avevano fatto causa. Il biografo ufficiale di Berry, Bruce Pegg, ha stimato che il "risarcimento" sia costato a Berry non meno di 1 milione di dollari più le spese legali.[38] In aggiunta, una perquisizione effettuata dalla polizia nella residenza di Berry, svelò l'esistenza di numerosi nastri video contenenti immagini di donne che utilizzavano il bagno del locale, e una di queste risultò essere minorenne. Durante la perquisizione furono trovati anche 62 grammi di marijuana. Per evitare eventuali accuse di pedofilia, Berry si dichiarò colpevole di possesso di marijuana e patteggiò la pena. Venne condannato a sei mesi di prigione (sentenza poi sospesa), due anni di libertà vigilata, e a una multa di 5.000 dollari da donarsi all'ospedale locale. Berry ha continuato ad esibirsi per tutti gli anni 2000 costantemente facendo anche diversi tour.[39]

Morte

Da tempo in declino fisico, Berry si è spento il 18 marzo 2017 all'età di 91 anni, nella sua residenza a Saint Charles in Missouri.[40] In quei giorni era in corso la post-produzione del videoclip del suo nuovo singolo Big Boys, uscito poi postumo.[41] Il 9 giugno 2017 viene pubblicato il suo ultimo album in studio, Chuck, il primo costituito da nuovo materiale in 38 anni.

Brani più celebri

Tra le canzoni che ha scritto o reinterpretato si trovano brani molto famosi:

  • Johnny B. Goode, che è stata inserita tra i documenti portati nello spazio dal Voyager I. È suonata inoltre dal personaggio di Marty McFly nel film Ritorno al futuro (1985), nel film Chuck Berry avrebbe trovato da quel ragazzo del futuro l'ispirazione per scrivere il brano.
  • Rock and Roll Music, ripreso dai Beatles agli inizi della loro carriera[42]
  • Sweet Little Sixteen, la cui musica fu riutilizzata nel 1963 dai Beach Boys per Surfin' U.S.A.
  • Roll Over Beethoven, anch'essa ripresa dai Beatles[42]
  • Come On, scelta come singolo d'esordio dai Rolling Stones
  • School Days, di cui gli AC/DC hanno fatto una cover
  • Let It Rock
  • Almost Grown
  • Maybellene, uno dei primi esempi di brano "rock and roll"
  • Around and Around
  • Little Queenie
  • Carol, famosa anche la versione dei Rolling Stones
  • Too Much Monkey Business
  • Brown-eyed Handsome Man
  • Back in the U.S.A.
  • No Particular Place to Go
  • Nadine (Is It You?), suonata dai Dire Straits nei loro primissimi concerti e successivamente ripresa dai Notting Hillbillies, altra band di Mark Knopfler
  • Memphis, Tennessee
  • You Can't Catch Me, citata dai Beatles in Come Together[42]
  • My Ding-a-Ling, unico numero 1 in classifica nella carriera di Berry
  • You Never Can Tell, utilizzata da Quentin Tarantino nel film Pulp Fiction, nella celebre scena della gara di ballo interpretata da John Travolta e Uma Thurman.
  • I'm Talking About You

Lascito artistico e riconoscimenti

« Quando sento del buon rock, del calibro di quello di Chuck Berry, cado praticamente in ginocchio. Nient'altro della vita mi interessa. Il mondo potrebbe finire e non me ne importerebbe »
(John Lennon[42])

Considerato un pioniere della musica rock, Berry ha avuto una significativa influenza nello sviluppo sia del genere musicale vero e proprio sia nell'atteggiamento associato con lo stile di vita rock and roll. Grazie a brani come Maybellene (1955), Roll Over Beethoven (1956), Rock and Roll Music (1957) e Johnny B. Goode (1958), solo per citare i più famosi, Chuck Berry ha ridefinito e sviluppato il rhythm and blues nei maggiori elementi che costituiscono il rock and roll e in ciò che lo caratterizza, scrivendo testi di grossa presa sul pubblico dei teenager, che descrivevano balli scolastici, auto veloci, la vita a scuola e la società dei consumi con parole di uso comune,[43] e utilizzando riff chitarristici successivamente presi a modello da centinaia di altri musicisti rock. Sebbene non tecnicamente ineccepibile, il suo stile chitarristico ha fatto scuola, incorporando effetti elettronici per imitare lo stile bottleneck utilizzato dai chitarristi blues, mischiati con gli stili di musicisti come Charlie Christian, e T-Bone Walker,[43] a produrre un suono nuovo ed eccitante che molti chitarristi successivi riconosceranno come di ispirazione per il loro proprio stile chitarristico.[39]

Il critico rock Robert Christgau considera Berry "the greatest of the rock and rollers" ("il più grande degli artisti di rock and roll"),[44] mentre John Lennon una volta disse: «Se vuoi provare a dare un altro nome al rock and roll, puoi chiamarlo Chuck Berry»,[45] e Lillian Roxon nella sua Rock Encyclopedia afferma che "Chuck Berry potrebbe forse essere considerato il singolo artista più importante nella storia del Rock".[46] I Rolling Stones, gli Status Quo, i Georgia Satellites e gli AC/DC sono stati pesantemente influenzati da Berry, e tutte e quattro le band hanno reinterpretato sue canzoni nel corso degli anni. Tra le numerose onorificenze che ha ricevuto, segnaliamo il premio Grammy alla carriera Grammy Lifetime Achievement Award nel 1984,[47] il Kennedy Center Honors nel 2000,[48] e le sette nomination ricevute nel 2009 dalla rivista Time nella lista dei 10 migliori chitarristi di tutti i tempi.[49] Il 14 maggio 2002, Chuck Berry è stato premiato come una delle prime "icone" BMI durante la 50ª edizione della cerimonia annuale BMI Pop Awards.[50]

Inoltre Berry è stato incluso in diverse classifiche di Rolling Stone. Nel settembre 2003, la rivista lo ha classificato alla posizione numero 6 nella lista dei "100 migliori chitarristi di sempre".[51] Nel novembre dello stesso anno, il suo album compilation The Great Twenty-Eight venne posizionato, sempre da Rolling Stone, al 21º posto della Lista dei 500 migliori album di ogni tempo.[52] L'anno seguente, nel marzo 2004, Berry si classificò quinto nella lista "The Immortals - The 100 Greatest Artists of All Time". Nel dicembre 2004, sei delle sue canzoni sono state incluse nella Lista delle 500 migliori canzoni secondo Rolling Stone, nello specifico Johnny B. Goode (# 7), Maybellene (# 18), Roll Over Beethoven (# 97), Rock and Roll Music (#128), Sweet Little Sixteen (# 272) e Brown-eyed Handsome Man (# 374). Infine, nel giugno 2008, il brano Johnny B. Goode si classificò al primo posto nella lista "100 Greatest Guitar Songs of All Time".[53]

Discografia

Singoli

  • 1955 Maybellene R&B #1(11)
  • 1955 Wee Wee Hours R&B #10
  • 1955 Thirty Days R&B #2(1)
  • 1956 No Money Down R&B #8
  • 1956 Roll Over Beethoven R&B #2(1)
  • 1956 Too Much Monkey Business R&B #4
  • 1956 Brown-eyed Handsome Man R&B #5
  • 1956 You Can't Catch Me R&B #18
  • 1957 School Day R&B 1(5)
  • 1957 Oh Baby Doll R&B #12
  • 1957 Rock and Roll Music R&B #3
  • 1958 Sweet Little Sixteen R&B #1(3)
  • 1958 Reelin' And Rockin' R&B #19
  • 1958 Johnny B. Goode R&B #1(3)
  • 1958 Carol R&B #9
  • 1958 Sweet Little Rock And Roller R&B #13
  • 1959 Almost Grown R&B #3
  • 1959 Back in the U.S.A. R&B #15
  • 1960 Let It Rock R&B #16
  • 1960 Too Pooped To Pop R&B #15
  • 1960 Bye Bye Johnny R&B #14
  • 1960 Jaguar & Thunderbird R&B #20

Album in studio

  • Rock, Rock, Rock (con The Moonglows e The Flamingos) (1956)
  • After School Session (1957)
  • One Dozen Berrys (1958)
  • Chuck Berry Is on Top (1959)
  • Rockin' at the Hops (1960)
  • New Juke-Box Hits (1961)
  • Two Great Guitars (con Bo Diddley) (1964)
  • St. Louis to Liverpool (1964)
  • Chuck Berry in London (1965)
  • Fresh Berry's (1965)
  • In Memphis (1967)
  • From St. Louie to Frisco (1968)
  • Concerto In B Goode (1969)
  • Back Home (1970)
  • San Francisco Dues (1971)
  • The London Chuck Berry Sessions (1972)
  • Bio (1973)
  • Sweet Little Rock and Roller (1973)
  • Wild Berrys (1974)
  • Flashback (1974)
  • Chuck and His Friends (1974)
  • Chuck Berry (1975)
  • Rock It (1979)
  • Alive and Rockin' (1981)
  • "Retro Rock" - Chuck Berry - Broadcast Week (1982)
  • Chuck Berry (1982)
  • Chuck (2017)

Album dal vivo

  • Chuck Berry on Stage (1963)
  • Live at Fillmore Auditorium (1967)
  • The London Chuck Berry Sessions (1972)
  • Chuck Berry Live in Concert (1978)
  • Chuck Berry Live (1981)
  • Toronto Rock 'N' Roll Revival 1969 Vol. II (1982)
  • Toronto Rock 'N' Roll Revival 1969 Vol. III (1982)
  • Hail! Hail! Rock 'N' Roll (1987)
  • Live! (2000)
  • Live on Stage (2000)
  • Chuck Berry - In Concert (2002)
  • Concertone Festa del 1º maggio - Roma (2007)

Raccolte

  • Chuck Berry Twist (1962)
  • Chuck Berry's Greatest Hits (1964) (1964)
  • Chuck Berry's Golden Decade (1967)
  • Chuck Berry's Golden Hits (1967)
  • Chuck Berry's Golden Decade Vol. 2 (1973)
  • Chuck Berry's Golden Decade Vol. 3 (1974)
  • Chuck Berry's Greatest Hits (1976) (1976)
  • The Best of the Best of Chuck Berry (1978)
  • Chuck Berry's 16 Greatest Hits (1978)
  • Chuck Berry All-Time Hits (1979)
  • The Great Twenty-Eight (1982)
  • 20 Hits (1983)
  • Reelin' Rockin' Rollin' (1983)
  • Rock 'N' Roll Rarities (1986)
  • The Chess Box (Box Set) (1988)
  • On the Blues Side (1994)
  • Roll Over Beethoven (1996)
  • Let It Rock (1996)
  • The Best of Chuck Berry (1996)
  • Guitar Legends (1997)
  • Chuck Berry - His Best, Vol. 1 (1997)
  • Chuck Berry - His Best, Vol. 2 (1997)
  • The Latest & The Greatest / You Can Never Tell (1998)
  • Live: Roots of Rock 'N' Roll (1998)
  • Rock & Roll Music (1998)
  • 20th Century Masters: The Millennium Collection: The Best of Chuck Berry (1999)
  • Johnny B. Goode (Legacy) (2000)
  • The Anthology (2000)
  • Blast from the Past: Chuck Berry (2001)
  • Johnny B. Goode (Columbia River) (2001)
  • Crown Prince of Rock N Roll (2003)
  • Gold (2005) - (The Anthology ristampato in confezione differente)
  • Johnny B. Goode: His Complete '50s Chess Recordings (2007)
  • You Never Can Tell: The Complete Chess Recordings 1960-1966 (2009)
  • Chuck Berry Have Mercy: His Complete Chess Recordings (1969-1974) (2010)

Note

  1. ^ Morto Chuck Berry, mito del rock: aveva 90 anni, Il Messaggero, 18 marzo 2017. URL consultato il 18 marzo 2017.
  2. ^ Maybellene, Rolling Stone. URL consultato il 1º marzo 2007.
  3. ^ a b The History of Rock Music. Chuck Berry: biography, discography, reviews, links
  4. ^ Chuck Berry | Biography | AllMusic
  5. ^ Chuck Berry - biografia, recensioni, discografia, foto :: OndaRock
  6. ^ 100 Greatest Artists: Chuck Berry | Rolling Stone
  7. ^ 100 Greatest Guitarists: Chuck Berry | Rolling Stone
  8. ^ History-of-rock.com
  9. ^ The Immortals: The First Fifty: Rolling Stone
  10. ^ a b c d Chuck Berry, history-of-rock.com. URL consultato il 3 giugno 2010.
  11. ^ Weinraub, Bernard. [1] "Sweet Tunes, Fast Beats and a Hard Edge", The New York Times, February 23, 2003. Accessed December 11, 2007. "A significant moment in his early life was a musical performance in 1941 at Sumner High School, which had a middle-class black student body."
  12. ^ a b Bernard Weinraub, Sweet Tunes, Fast Beats and a Hard Edge - Series - NYTimes.com, www.nytimes.com, 23 febbraio 2003. URL consultato il 18 febbraio 2010.
  13. ^ Bob Gulla, Guitar Gods: The 25 Players Who Made Rock History, page 32, ABC-CLIO, 2008 ISBN 0313358060. URL consultato il 18 febbraio 2010.
  14. ^ Bruce Pegg, Brown Eyed Handsome Man: The Life and Hard Times of Chuck Berry. Routledge, 2005, p.14
  15. ^ Chuck Berry: The Autobiography
  16. ^ Gerald Lyn Early, Ain't but a place: an anthology of African American writings about St. Louis, page 180, Missouri History Museum, 1998, ISBN 1883982286. URL consultato il 18 febbraio 2010.
  17. ^ Bruce Pegg, Brown Eyed Handsome Man: The Life and Hard Times of Chuck Berry, New York, Routledge, 2002, pp. 20–22, ISBN 978-0-415-93748-1.
  18. ^ a b Gerald Lyn Early, Ain't but a place: an anthology of African American writings about St. Louis, page 179, Missouri History Museum, 1998, ISBN 1-883982-28-6. URL consultato il 18 febbraio 2010.
  19. ^ News about Chuck Berry's House in Greater Ville, St. Louis, MO, outside.in. URL consultato il 16 giugno 2010.
  20. ^ Cheryl Wittenauer, Chuck Berry Remembers Johnnie Johnson, su Associated Press, firstcoastnews.com. URL consultato il 5 giugno 2010.
  21. ^ Chuck 1955-56 Archiviato il 2 ottobre 2011 in Internet Archive.
  22. ^ Go, Cat, Go! by Carl Perkins and David McGee 1996 pages 215,216 Hyperion Press ISBN 0-7868-6073-1
  23. ^ The Long, Colorful History of the Mann Act : NPR, npr.org. URL consultato il 18 febbraio 2010.
  24. ^ John Collis, Chuck Berry: the biography, page 102, Aurum, 2002, ISBN 1854-108735. URL consultato il 3 giugno 2010.
  25. ^ Aloysius Leon Higginbotham, Shades of Freedom: Racial Politics and Presumptions of the American Legal Process, Oxford University Press, 1998, p. 150, ISBN 978-0-19-512288-6.
  26. ^ Bruce Pegg, Brown Eyed Handsome Man: The Life and Hard Times of Chuck Berry, pp 144-157, p. 161, Routledge, 2005, ISBN 0415937515. URL consultato il 3 giugno 2010.
  27. ^ Bruce Pegg, Brown-Eyed Handsome Man: The Life and Hard Times of Chuck Berry, Routledge, 2002, pp. 123–24, p. 129, ISBN 978-0-415-93748-1.
  28. ^ Bruce Pegg, Brown Eyed Handsome Man: The Life and Hard Times of Chuck Berry, page 163, Routledge, 2005 ISBN 0415937515. URL consultato il 16 marzo 2010.
  29. ^ Barry Miles, The British Invasion: The Music, the Times, the Era, page 20, Sterling Publishing Company, Inc., 2009, ISBN 1402769768. URL consultato il 16 marzo 2010.
  30. ^ William Emmett Studwell, David F. Lonergan, The classic rock and roll reader: rock music from its beginnings to the mid-1970s, page 81, Routledge, 1999, ISBN 0789001519. URL consultato il 16 marzo 2010.
  31. ^ Bruce Pegg, Brown Eyed Handsome Man: The Life and Hard Times of Chuck Berry, page 262, Routledge, 2005, ISBN 0-415-93751-5. URL consultato il 16 marzo 2010.
  32. ^ Bruce Pegg, Brown Eyed Handsome Man: The Life and Hard Times of Chuck Berry, page 168, Routledge, 2005, ISBN 0415937515. URL consultato il 16 marzo 2010.
  33. ^ Rock It Album Review, Songs, Ratings, www.starpulse.com. URL consultato il 2 giugno 2010.
  34. ^ Rock and Roll Hall of Fame, Chuck Berry, rockhall.com. URL consultato il 2 giugno 2010.
  35. ^ Jet - Google Books, books.google.co.uk. URL consultato il 2 giugno 2010.
  36. ^ Taylor Hackford, Rock'n'roll fireworks: Keith Richards and Chuck Berry together on stage - Features, Music - The Independent (London), www.independent.co.uk, 16 marzo 2007. URL consultato il 6 giugno 2010.
  37. ^ Chuck Berry, history-of-rock.com. URL consultato il 3 giugno 2010.
  38. ^ Bernard Weinraub, Sweet Tunes, Fast Beats and a Hard Edge - Series - NYTimes.com, www.nytimes.com, 23 febbraio 2003. URL consultato il 18 febbraio 2010.
  39. ^ a b Chuck Berry: Biography, www.rollingstone.com. URL consultato il 12 marzo 2010 (archiviato dall'url originale il 14 luglio 2008).
  40. ^ Ernesto Assante, Addio Chuck Berry, pioniere del rock: aveva 90 anni, La Repubblica, 18 marzo 2017. URL consultato il 19 marzo 2017.
  41. ^ [2]
  42. ^ a b c d Bill Harry, John Lennon - L'enciclopedia, Arcana musica, pag. 72
  43. ^ a b Chuck Berry -- Britannica Online Encyclopedia, library.eb.co.uk. URL consultato il 4 giugno 2010.
  44. ^ Robert Christgau: Chuck Berry, www.robertchristgau.com. URL consultato il 18 febbraio 2010.
  45. ^ QUOTES - The Official Site of Chuck Berry, chuckberry.com. URL consultato il 16 maggio 2010.
  46. ^ Roxon, Lillian. Lillian Roxon's Rock Encyclopedia, Grosset & Dunlap, New York, 1969
  47. ^ Lifetime Achievement Award, Grammy.com. URL consultato il 4 giugno 2010 (archiviato dall'url originale il 6 febbraio 2010).
  48. ^ Kennedy Center: Biographical information for Chuck Berry, www.kennedy-center.org. URL consultato il 18 febbraio 2010 (archiviato dall'url originale il 23 marzo 2015).
  49. ^ Fretbase, Time Magazine Picks the 10 Best Electric Guitar Players Archiviato il 2 aprile 2011 in Internet Archive.
  50. ^ BMI ICON Awards Honor Three of Rock & Roll's Founding Fathers, bmi.com. URL consultato il 2 ottobre 2010.
  51. ^ The 100 Greatest Guitarists of All Time: Rolling Stone
  52. ^ The RS 500 Greatest Albums of All Time: Rolling Stone
  53. ^ The 100 Greatest Guitar Songs of All Time : Rolling Stone, rollingstone.com. URL consultato il 4 giugno 2010 (archiviato dall'url originale il 5 giugno 2008).

Bibliografia

  • L'autobiografia, Chuck Berry, Sperling & Kupfer, 1989.

Altri progetti

Collegamenti esterni

Controllo di autorità VIAF: (EN87336293 · LCCN: (ENn82228079 · ISNI: (EN0000 0000 8398 8253 · GND: (DE11883-1437 · BNF: (FRcb121055366 (data) · NLA: (EN35671998
Questa pagina è stata modificata l'ultima volta il 03.10.2017 15:52:59

Questo articolo si basa sull'articolo Chuck Berry dell'enciclopedia liber Wikipedia ed è sottoposto a LICENZA GNU per documentazione libera.
In Wikipedia è disponibile una lista degli autori.